Forlì. Per «honore e riputatione della città»

Francesca Nanni

La fabbrica seicentesca di ponte e porta Schiavonia

Introduzione e metodi.

Gli studi storici dedicati alla Legazione di Romagna in epoca moderna alternano, da un cinquantennio ormai, tra due interpretazioni ricorrenti. Se, cioè, l'istituto della Legazione fosse vincolo severo, talvolta soffocante, per la comunità locali o se piuttosto la sottomissione al legato, e a Roma, fosse una questione eminentemente burocratico-amministrativa. Per quanto l'opposizione netta tra centro e periferia sia una modalità d'analisi ormai ritenuta inadeguata[1], l'ambivalenza interpretativa dei medesimi dati storici può essere, più che dissolta, ancor meglio definita attraverso lo studio del patrimonio forlivese dell'epoca, studio che ampliando il proprio punto di vista ad intrecci disciplinari e prospettive ampie può sintetizzare lo svolgersi delle dinamiche storiche, artistiche e politiche del tempo.

L'aprirsi del Seicento si presenta come momento elettivo per simili ricerche, e in particolar modo il primo ventennio, che vede emergere, e consolidarsi, pratiche di governo e ruoli istituzionali che incontreranno ben poche modifiche nel corso dei secoli successivi.

Per leggere interamente il contributo, cliccare qui


[1] Cfr. C. Casanova, Gentilhuomini ecclesiastici. Ceti e mobilità sociale nelle Legazioni pontificie (secc. XVI-XVIII), Bologna 1999, p. 9. Per una panoramica su Forlì in epoca moderna cfr. Storia di Forlì. III. L'età moderna, a cura di C. Casanova, G. Tocci, Forlì 1991.

 
Piazza dei Cavalieri, 3 - 56126 Pisa - Italia
tel: (0039) 050.509722 E-mail:municipalia@sns.it